Recensione: Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe di Grady Hendrix


«Era un ottimo posto per crescere i figli. Ed era un posto meraviglioso per essere una famiglia. Tranquillo, calmo, placido e sicuro. Ma a volte, Patricia aveva voglia di sfide. A volte, moriva dalla voglia di scoprire di che stoffa era fatta.»

Se vi siete fatti un punto d'onore di non leggere libri horror, ripensateci giusto il tempo di divorare "The Southern book club's guide to slaying vampires: Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe" di Grady Hendrix [Mondadori], poi ritornate pure ai buoni vecchi propositi.

Io, che sono una fifona, sono stata completamente conquistata dalla nota dell'autore che racconta come da ragazzo abbia sempre sottovalutato sua madre, che la considerava una donnetta frivola, impegnata nel suo club del libro insieme ad altre donnette frivole che non facevano che scarrozzare in giro i figli e cucinare e stilare regole di comportamento assurde. "Ho voluto contrapporre Dracula a mia madre. Come avrete modo di vedere, non è una lotta ad armi pari".
Non potevo assolutamente resistere e, del tutto inaspettatamente per i miei gusti, le pagine mi sono volate tra le dita.

«A volte, bramava un po' di pericolo. Ed era per questo che aveva un club del libro.»

Quando tutto inizia siamo nel 1988. Patricia Campbell è una casalinga di Atlanta che passa le giornate a stare dietro agli impegni dei figli e del marito che fa di tutto per fare carriera. Sua suocera, poi, è andata a vivere con loro, nella stanza sopra al garage e ha bisogno di assistenza costante.
L'unica occasione che ha per parlare con qualcuno di questioni non relative al suo essere moglie/madre, è il club del libro a cui partecipa con altre donne del quartiere. Ognuna di loro ha altri impegni, ma riunirsi per parlare di true crime - l'argomento preferito delle loro letture - diventa la boccata di ossigeno che aspettano per poter andare avanti. Ci sono anche diversi calici di vino, certo, e stuzzichini, e a volte finiscono per parlare di tutt'altro, ma quell'appuntamento diventa irrinunciabile.

«Patricia non ci era rimasta male. Il non-proprio-un-club-del-libro, con tutti i suoi avventori, sicari e angeli della morte, le aveva dato una nuova prospettiva di vita.»

Una notte, mentre porta fuori la spazzatura, Patricia viene aggredita dall'anziana che vive in fondo alla strada: la donna, ridotta a uno stato animalesco, le stacca il lobo di un orecchio a morsi e poi lo ingoia. Questo episodio darà la stura a una serie di eventi sempre più inquietanti e incomprensibili (incomprensibili per Patricia e le sue amiche, noi un'idea ce la siamo fatta, a essere sincera).
James Harris si presenta come il nipote dell'anziana vicina - morta a causa di uno strano morbo dopo l'aggressione a Patricia - e ha uno strano ascendente su tutti quelli che incontra: su Patricia, in particolare, esercita una forza di attrazione/repulsione che la donna non riesce a spiegare nemmeno a se stessa, finché non lo invita a far parte del club del libro e gli permette di entrare anche nella vita delle sue amiche. Da quel momento in poi, la violenza diventerà sottile e onnipresente come l'aria che respirano tutti.

"Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe" è un thriller, a parer mio, molto noir e con un buon pizzico di horror, ma quello che domina è la tensione che sale, diventa quasi insostenibile, e quando ci sono elementi di ribrezzo, rientrano nella categoria dello splatter.
Nessuno schizzo di sangue, o canini sguainati, o mani affondate nelle viscere, però, sono stati più spaventosi per me dei comportamenti raccapriccianti e del modo di pensare degli uomini, a partire dal marito di Patricia, senza risparmiare nemmeno quelli delle sue amiche: oserei quasi dire che James Harris è il meno spaventoso di tutti.

«Uno dei compiti di Patricia come genitore era proteggere i suoi figli dai mostri. Quelli sotto al letto, quelli nell'armadio, quelli che si nascondevano nel buio. Invece lei aveva invitato il mostro a casa sua ed era stata troppo debole per impedirgli di prendere quello che voleva.»

Grady Hendrix gioca con le sensazioni del lettore, cerca di ingannarci dicendoci che il mostro è quello che abbiamo sotto gli occhi, è l'estraneo che vuole intrufolarsi nella comunità e minarla, lo abbiamo scovato e sconfitto. Poi, però, con piccoli indizi, col sarcasmo di uno scrittore di razza, ci mette di fronte a una verità che non possiamo più negare: il mostro vive accanto a noi, sotto il nostro stesso tetto, ha il volto di chi invitiamo ai nostri aperitivi in giardino, è sposato con le nostre amiche, ci porta i regali ai compleanni dei nostri figli. Il mostro è chi già conosciamo e per sconfiggerlo ci vuole più coraggio che imbracciare una motosega e fare a pezzi un vampiro.
Hendrix ce lo aveva detto, aveva cercato di avvertirci fin dalla prefazione (che io di solito non leggo mai prima, ma stavolta ne è valsa la pena): sua mamma/Patricia non è la casalinga che pensiamo che sia e non c'è mostro che lei non possa sconfiggere.

«Guarda Patricia e pensa che siamo una mandria di casalinghe perfette... Pensa che siamo come appariamo all'esterno: graziose signore del Sud. Lascia che ti dica una cosa... non c'è niente di grazioso nelle signore del Sud.»

Non pensate, però, di trovarvi tra le mani un libro di serie B, di quelli perfetti per il non-proprio-un-club-del-libro di Patricia, quelli che deve nascondere mentre li compra. No, assolutamente, questo è un altro livello. Perché, mentre ci racconta del vampiro appena arrivato nel vicinato, Hendrix ci parla dell'ipocrisia della società degli Stati Uniti del sud, l'importanza delle apparenze a discapito dei veri sentimenti, i segreti sempre più aberranti che poco hanno a che fare con l'orrore di un essere sovrannaturale.

"Guida al trattamento dei vampiri per casalinghe" veicola molti messaggi, a diversi livelli:
  1. che il mostro non è sempre quello con le zanne sguainate (non solo, almeno);
  2. che si può parlare di argomenti importanti - adolescenza, discriminazione, violenza, solitudine - anche mentre sembra che stiamo parlando d'altro;
  3. che, ancora una volta, non si deve giudicare un libro dalla copertina, o dalla sinossi, o dalla promozione che gli viene destinata;
  4. che anche una persona che dice di non leggere horror può ricredersi.
Fidatevi di me quando vi dico di leggere questo libro. Vi farà riflettere.

«Patricia rimase spiazzata. Era uno di quei dozzinali libri ispirati a episodi di cronaca nera. Ma Kitty lo stava leggendo, e non si dovrebbe definire dozzinale il gusto altrui in fatto di libri, anche se lo è.»

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