Recensione: La curvatura dell'orizzonte di Michele Del Vecchio


«I miei coetanei temevano i mostri nascosti negli armadi. Io, invece, credevo di poterli sentire mugghiare tutti oltre la curvatura dell'orizzonte.»

Ci sono estati che hanno una loro dimensione unica e nessun' altra e così restano impresse nella memoria per sempre.
Sono estati calde, caldissime, col costume da bagno sempre addosso dalla mattina al tramonto, con amici per la pelle con cui condividere risate, turbamenti, pensieri e corse a piedi nudi sui basoli freddi, verso il mare.
Ci sono estati che danno vita a storie immense, come quella raccontata nelle pagine di "La curvatura dell'orizzonte" di Michele Del Vecchio [Nutrimenti], che vi ritroverete addosso per tanto tempo.

"Perché alcune storie non si portano a forza in superficie", rispose. "Devono venire a galla da sole, quando è il momento".

Siamo negli anni '90, Leda ha tredici anni e vive su un'isola dove "le cose importanti succedevano altrove". È figlia di Gemma, una sarta che, ad un certo punto, ha smesso di parlare, e tutto il silenzio si è ripiegato sulla loro casa e sulla loro minuscola famiglia. Coincidenza vuole che il silenzio sia apparso all'arrivo del padre di sua figlia, un volto sui manifesti elettorali e un cognome aggiunto sui documenti e che, da quando si è candidato a sindaco, è anche un appuntamento sgradito con i suoi occhi giudicanti che si posano su quella figlia inaspettata e trovano tutto sbagliato.
La scuola è una sequenza di giorni tutti uguali per Leda, fin quando non arriva Giosuè, il figlio del maresciallo, e Saverio, il bullo della scuola che, all'improvviso, non la bullizza più.
Leda scorrazza con Giosuè tra i vicoli e sulla spiaggia, rincorrendo la risacca, ed è lontano dagli occhi degli adulti che i due ragazzini sono capaci di vivere davvero la loro età.
In una delle loro avventure, per caso un pallone finisce in un'ansa poco frequentata dell'arenile e quando Leda va a recuperarlo, viene afferrata da una mano che appartiene a un essere di un altro mondo.

«Quando decisi di salvarmi da sola, lasciai il mio guscio indietro e affrontai qualsiasi cosa mi attendeva nell'ultimo giorno di festa. Nell'ultima notte della mia innocenza.»

Quella ragazza nuda e disorientata ha colori addosso che Leda e Giosuè non hanno mai visto su una persona, è incrostata di mare e di leggenda e ci vuole poco a decidere di tenere il segreto tra loro, perché gli adulti hanno dimenticato cosa vuol dire credere all'impossibile.
Eppure, con l'aiuto di Saverio, continuano a indagare come possono perché sono ragazzini, perché non conoscono ancora la vita, perché "la verità non la trovi se segui sempre le regole". Del resto, se si parla di regole andate a farsi benedire, nessuno più di Ermanno può aiutarli, anche quando si fa chiamare Nausicaa e balla attorno a un falò nel bosco.

«Perché la felicità si scorda, mentre il risentimento resta?»

"La curvatura dell'orizzonte" è un romanzo di formazione e di distruzione, perché l'adolescenza è un periodo durissimo, a cui si sopravvive in maniere diverse, spesso a fatica, e dopo si prende una forma nuova, completamente imprevista.
In questo romanzo tracciato con una scrittura densa e materica, la distruzione porta a nuova vita, così succede che quando cade la famiglia tradizionale nasce una famiglia di affetti molto più unita, e quando si frantumano i miti, nasce una realtà con forme inaspettate e, forse anche per questo, meravigliose.

Michele Del Vecchio - che seguo da anni sui social e con cui ho sempre scambiato con piacere idee e pareri - mette insieme una corte dei miracoli piena d'umanità e di cuore, di voci che vale la pena ascoltare, che, anzi, si vorrebbe sentire parlare ancora e ancora.
Leda - che lungi dal ledere, come l'accusa suo padre - diventa il balsamo per le ferite del passato di sua madre, è la voce del racconto tanto che, durante la lettura, l'ho sentita sussurrare nelle mie orecchie i ricordi di quell'estate indimenticabile.

Leda, Giosuè, Saverio, Marina, Ermanno, ognuno ha nella sua figura di personaggio qualcosa che pesa come la pelle di una persona vera e, tra difetti e prodigi, si guadagna il posto nell'olimpo di quei nomi che sono usciti dai libri per rimanere nell'immaginario comune.

Come lettrice, ho particolarmente apprezzato la cesellatura di alcune frasi, che si sentono schioccare sulla lingua mentre le si legge, un dettaglio che fa senz'altro la differenza. 

Del resto, ci sono libri che risuonano dentro di me più di altri e "La curvatura dell'orizzonte" è uno di questi.
 

«L'infanzia è un'invenzione. Esiste solo il modo in cui ce la raccontiamo.»



[ebook omaggio della casa editrice]
 

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