Recensione: Quello che resta di Jess Walter


"Hai mai pensato di tornare?", gli chiese alla fine.
"Tornare?".
"Sì, alla civiltà". Sorrise. "Be', quel che ne resta".

La contemporaneità diventa un peso difficile da gestire, in alcuni giorni. La letteratura serve anche a guardare le cose da una prospettiva diversa, per sopravvivere senza impazzire.
Jess Walter nel suo "Quello che resta" [Nutrimenti] - So far gone, in originale - racconta la storia di una famiglia nell'America di Trump, con tutto quello che ne consegue.

Rhys Kinnick è un ex giornalista ambientale che, in seguito a una serie di disastrose circostanze, ha deciso di mollare tutto e ritirarsi a vivere isolato da tutto e tutti: non ha un telefono, non ha un computer, in compenso ha migliaia di libri e tantissima natura attorno, che sta riprendendo pian piano il posto che gli spetta. Un giorno due ragazzini vanno a bussare alla sua porta e lui non riconosce i nipoti: portano con sé una lettera della sua unica figlia, Bethany, che gli dice di essersi allontanata dalla sua casa, dai figli e dal marito e gli chiede di prendersi cura di loro.
Perché Bethany non si fida di lasciare i bambini al padre? Cosa è successo dopo quel catastrofico giorno del Ringraziamento di sette anni prima dove Rhys ha deciso che per lui era davvero tutto troppo?

«Rhys Kinnick si ritrovò quasi piegato in due, trafitto da una condizione patologica che mai gli era stata diagnosticata prima: il rimorso. Accompagnato da un unico, soverchiante pensiero: Che cosa ho fatto?»

Shane è un ex tossicodipendente - è così che ha conosciuto Bethany - che si è gettato anima e corpo in una religione riformata molto fondamentalista che pretende di gestire anche la vita della sua famiglia e che sta organizzando un esercito armato di fanatici in attesa dell'Apocalisse.
Rhys non ha mai capito come facesse sua figlia ad accettare tutte le assurdità di quell'uomo e questo è stato uno dei motivi per cui si sono allontanati e non ha visto crescere i bambini.
Adesso, però, la situazione è cambiata e Rhys deve uscire dal suo isolamento per scoprire cosa sia successo a sua figlia. Così, è costretto a riprendere i contatti con una sua ex collega e con un detective in pensione con la passione per le pistole, che gli offrono il loro aiuto per riuscire a districarsi in un mondo che, da quando lui se n'è allontanato, è cambiato a rotta di collo.
I nipoti, del resto, sembrano saperne più di lui su parecchie cose, e chissà che non possano essere la chiave di volta per l'intera vicenda.

«Ma il nonno che aveva di fronte, spettinato, con i lineamenti spigolosi, non somigliava affatto all'uomo alto, asciutto e dall'aria solenne che aveva visto durante il loro ultimo incontro, e men che meno alla foto dello scrittore dalla mascella squadrata c he vent'anni prima era stata stampata in quarta di copertina.»

Jess Walter mette insieme i pezzi di un puzzle inquietante, soprattutto perché ricalca fatti e notizie verosimili a quelli apparsi sui giornali negli ultimi anni.
Rhys rappresenta il distacco dall'assurdità, ma anche il voltarsi dall'altra parte di fronte alle brutture del mondo: lui, che decide di rinunciare a sentire dolore per quelli che si sono adattati al paradosso della ragione, a certo punto viene richiamato indietro dall'affetto che prova per sua figlia, elemento fortissimo anche in quel marasma di insensatezza.
Quello che potrebbe sembrare a prima vista come un racconto distopico, si rivela a tutti gli effetti una cronaca contemporanea delle più stranianti e feroci: la letteratura, in particolare quella americana contemporanea,  si trova a dover far fronte a una realtà più minacciosa di qualsiasi immaginazione e, nel farlo, mette in campo tutta l'anima desiderosa di guardare verso un futuro più ottimista del presente.

"Quello che resta" è una lettera disperata all'avvenire, perché si tenga alla larga da certe derive, ma forse è già tardi. Jess Walter ci dice che tutto è perduto, per certi versi, ma per altri accende una luce di speranza e, nel farlo, si affida all'unica persona che si è rifugiata in migliaia di libri, facendosi investire da milioni di parole, miliardi di lettere messe in ordine per creare un senso compiuto, nella vita di Rhys come nella realtà.

Non avevo idea dell'intreccio ad altissima tensione che pure mi ha avviluppato pagina dopo pagina, senza mai fermarsi, soprattutto perché l'autore tocca magistralmente uno dei miei punti deboli: sapere sempre cosa è successo ai personaggi, sia prima che dopo che li incrocio sulla pagina. Ipnotico.

«La casa, però, sembrava scoppiare di parole: le mure erano tappezzate di mensole su mensole cariche di libri, che bloccavano pure due finestre. I volumi erano impilati a blocchi di due o tre, di fianco a mucchi di riviste e quaderni. Libri su ogni superficie disponibile, persino per terra. Leah adorava i libri più di ogni altra cosa al mondo, ma quella... quella sembrava una malattia, un'infestazione di parole.»


[ebook omaggio della casa editrice]

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