Recensione: Skippy muore di Paul Murray


«Da quando in qua l'amore cerca una ragione, o delle prove? Perché l'amore dovrebbe inchinarsi alla realtà materiale, quando può creare una realtà tutta sua, tanto più vivida, in cui ogni cosa risuona in armonia con la chiave del cuore?»

Se siete tra quelli che odiano gli spoiler, questo libro vi lascerà senza parole, perché la più grande anticipazione si trova in copertina.
"Skippy muore" di Paul Murray (Einaudi) arriva in Italia dopo il clamoroso successo de "Il giorno dell'ape" e, fin dal primo momento, ha suscitato enormi aspettative nei lettori.

Sappiamo, dunque, che il protagonista, Daniel Juster, detto Skippy, muore e lo fa nella prima pagina, a poche righe dall'incipit. A tutta prima, ci sembra chiaro anche la causa della morte - anche quella spoilerata sulla copertina - ma un dubbio ci coglie di fronte all'evidenza - se guardate bene la copertina, avrete un enorme indizio - e da quel momento in poi, non c'è spoiler che tenga.
Le 700 e passa pagine seguenti costituiscono la conferma - o la smentita - di tutte le ipotesi che possano mai essere formulate.

Dicevo, Skippy muore, ma chi è questo adolescente che in una qualsiasi serata fuori con un amico si accascia di fronte a una scatola piena di ciambelle?
Daniel Juster frequenta il Seabrook College, a Dublino, una rinomata scuola cattolica maschile che, per alcuni studenti, è anche convitto. Le dinamiche di una scuola piena di maschi adolescenti sono crudeli, c'è poco da romanzare: bullismo, violenza più o meno marcata, mille meccanismi di sopravvivenza e altrettanti per nascondersi. Il collegio gemello con cui confina è, naturalmente, un collegio femminile amministrato dalle suore: che situazioni grottesche possono innescarsi da questa vicinanza? Bene, si innescheranno, e anche ben più drammatiche.
Daniel è nella squadra di nuoto della scuola, partecipa alle gare, non ha cattivi voti. Attorno a lui, un gruppo molto eterogeneo di amici, diversi per personalità, origini, interessi, eppure che sembrano incastrarsi bene, tirando e allentando una molla eternamente tesa tra l'essere davvero se stessi e il conformarsi alle idee degli altri.

Paul Murray ci racconta pian piano le vite di tutti, anche solo attraverso pochi, evocativi dettagli: sappiamo che Skippy vive al collegio perché sua madre è malata e lui e il padre giocano a far finta che sia tutto nella norma; sappiamo che, forse anche per questo il ragazzo si rifugia sempre più spesso in un videogioco dove vive una vita virtuale molto emozionante. Skippy divide la camera con Ruprecht, un piccolo genio che desidera studiare fisica e verificare la teoria delle stringhe, ma che non riesce a smettere di ingozzarsi di ciambelle. Conosciamo anche gli altri ragazzi e Murray si diverte a mostrarceli, a una prima occhiata, orribili, deformati come in quegli specchi del luna park, ma poi ci dice che guardando meglio, troveremmo una realtà ben diversa. E puntualmente è così.

"Skippy muore" è un romanzo sull'adolescenza, nella sua accezione più spietata, perché ci mostra che, anche i pochi adulti presenti, in qualche modo sono lo specchio delle ferite ricevute in quel periodo. Forse è anche per questo che non riconoscono la solitudine, il dolore, il disagio profondo vissuto dai ragazzi, proprio perché loro stessi non ne sono mai guariti del tutto.
Murray ci consegna un romanzo sui sogni degli adolescenti - uguali in tutte le epoche - e sull'indifferenza degli adulti, entrambi armi affilatissime e dalle conseguenze letali.

Dalla lettura di "Skippy muore" si esce cambiati, quanto meno nello sguardo che posiamo sugli altri. Perché, se è pur vero quel popolare adagio che ognuno sta combattendo una silenziosa battaglia, è anche vero che il nemico è ovunque, anche nel nostro posare gli occhi indifferentemente su chi ci circonda.

Inutile paragonare l'esordio narrativo di Murray a "Il giorno dell'ape", se non forse per una nuova prospettiva sull'umanità, che ci lascia più ricchi e più poveri allo stesso tempo.


«La mamma ama Ruprecht. Lori ama Skippy. Dio ama tutti. A sentire la gente, si direbbe che tutti non facciano altro che amarsi a vicenda. Quando lo vai a cercare, quando cerchi questo amore di cui tutti parlano, non lo trovi da nessuna parte.»


[libro omaggio della casa editrice]

Commenti