Recensione: Figli per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni

 

«I figli, rifletté Palma. Forse quando non li hai non ne senti la mancanza, e quando li hai ti chiedi come facevi a vivere prima di averli. Forse.»

Ogni volta che esce un nuovo libro di Maurizio de Giovanni, rifletto sul mio essere lettrice e perché proprio una lettrice che ama passeggiare in certe storie, sentirsi a casa in determinate atmosfere, che incontra i personaggi con lo stesso piacere con cui ritrova i vecchi amici.
Me lo chiedo e non ho necessità di trovare una risposta, ma se dovessi proprio dire qualcosa sarebbe che certi amori scorrono sotto pelle e non hanno bisogno di una ragione.
"Figli" è il tredicesimo capitolo della serie dei Bastardi di Pizzofalcone ed è in libreria da qualche giorno, sempre sotto lo stendardo di casa Einaudi.

La storia parte con un investimento in piena notte. È luglio, il caldo non dà tregua. Un uomo attraversa la strada e un'automobile lo falcia. La zona è ben illuminata e non ci sono ragioni per pensare a un errore: l'auto che ha ucciso il dottor Francesco Cascetta sapeva quello che faceva. Chi poteva volere morto uno stimato professionista che, a ben guardare, a quell'ora non avrebbe dovuto essere in quella zona di Napoli?
Il caso è di competenza del commissariato di Pizzofalcone e, trattandosi di un esponente della Napoli bene, le pressioni a cui è sottoposto il vicequestore Palma e la sua squadra sono considerevoli.
Sappiamo che i Bastardi di Pizzofalcone possono affrontare qualsiasi sfida, ma stavolta c'è qualcosa di più, una corrente sotterranea che ce li fa guardare con più attenzione.

«I figli sanno così poco dei padri, come persone, come esseri umani. È come se il rapporto fosse a senso unico, mi spiego?»

Palma è combattuto come sempre tra il suo amore per Ottavia e la vita che sente di non vivere, i figli che non avrà mai. Ottavia, del resto, si sente imprigionata in una situazione familiare che non le dà respiro, soprattutto a causa della malattia del figlio. L'ispettore Lojacono è spezzato dalla preoccupazione per sua figlia Marinella, per il buio apatico in cui sembra essere precipitata e la vicecommissaria Martini è presa in contropiede dall'intelligenza incalzante di Vicky, che è arrivata più lontano di quanto potesse immaginare.
In effetti, i figli sono fonte di preoccupazione, anche quando non sono i tuoi: così, l'assistente capo Romano deve decidere se proseguire nella ricerca di una famiglia o afferrare la felicità vera; mentre Alex Di Nardo viene messa di fronte a una nuova prospettiva che non aveva mai considerato; intanto, Giorgio Pisanelli, che ufficialmente è in pensione, ma in realtà lavora a pieno regime per non permettere all'agente Marco Aragona di colonizzare ogni angolo della sua, una volta immacolata, casa.

Come dice il titolo, figli.
Di ogni origine, di caratteri diversi, di sangue e non.
Figli.
Un pezzo di cuore e di anima.

Maurizio de Giovanni è capace di farmi ridere e di farmi piangere, di portare a galla la gioia più infantile e le mie paure più ancestrali. Diverse volte, durante la lettura dei suoi libri, mi sono ritrovata a chiedermi cosa avrei fatto io e mi ha fatto dubitare di me stessa per la risposta che mi sono data.
Stavolta, come madre e come figlia, mi ha emozionato profondamente.

Al di là dell'intreccio giallo, ben congegnato ed estremamente accurato dal punto di vista tecnico, De Giovanni traccia una svolta nelle vite di tutti i personaggi, che si trovano dover prendere decisioni fondamentali e, potenzialmente, definitive.
Stavolta sentiamo che c'è qualcosa nell'aria, qualcosa che non vogliamo riconoscere - perché l'amore ci chiede di guardare altrove - ma che non possiamo negare.

"Figli" è un capitolo fondamentale per la serie dei Bastardi, per i personaggi e le loro storie, ma anche per noi lettori che li amiamo.
Perché se è vero che quando si ama, si ama, è vero anche che si deve essere capaci di seguire l'oggetto di questo amore dovunque ci possa portare, anche in luoghi che non avremmo mai augurato.
In questo caso, il luogo indesiderato è l'ultima pagina, dove pure sono corsa a rotta di collo e dove poi mi sono fermata, commossa e spaventata dal bisogno di chiedere il prossimo libro, sapendo che potrebbe essere quello in cui cambierà tutto.


«Se si ama, si cura. Le sembrava di una chiarezza cristallina, in quella sera accompagnata dalla colonna sonora del respiro pesante della madre.»


[libro omaggio della casa editrice]

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