Recensione: Il cielo degli invisibili di François Morlupi

 
«Il cielo degli invisibili non si contempla. Prima lo capisci e prima riuscirai a sopravvivere.»

Non importa quanti delitti possano avvenire in letteratura, ci sarà sempre qualcuno, detective di professione o no, che si impegnerà oltre ogni suo limite per assicurare il colpevole alla giustizia.

Otello De Bartolo, il protagonista de "Il cielo degli invisibili" di François Morlupi [Feltrinelli], di professione fa il paninaro: ha una vecchia corriera riconvertita in carretto dei panini parcheggiato di fronte al Policlinico Umberto I di Roma e il suo menù è unico e originale. Otello, infatti, ispirato dalla sua passione per la lettura, ha dato ai suoi panini e alle salse di produzione propria i nomi dei grandi classici della letteratura: i suoi clienti hanno la possibilità di ordinare, tra gli altri, un Madame Bovary con salsa Edmond Dantes, oppure un Delitto e Castigo con salsa Smaug e, in entrambi i casi, si godranno i panini anche senza aver letto i romanzi che li hanno ispirati. I panini, poi, sono serviti rigorosamente in tovaglioli su cui sono stampati dei passi della Divina Commedia. Che poesia!
Come altro si potrebbe definire l'unione di due passioni apparentemente così diverse tra loro, ma che si abbracciano e danno il meglio di sé?

Otello, del resto, non è un paninaro tipico: è nato e vissuto in Scozia, finché i suoi genitori di origine ciociara non sono passati a miglior vita e allora è andato a vivere a Roma dove, nonostante la passione per la lettura instillatagli fin da bambino dal padre, ha trovato lavoro in un ufficio postale, passando le serate a fare gli extra in un ristorante. Si è sposato, ha avuto un figlio, Giorgio - che ha studiato e ora lavora al Cern di Ginevra -, ha divorziato e, una volta andato in pensione, ha aperto il suo autobus dei panini.
È aiutato nell'impresa da Alice Penna, una ventenne che sui social si occupa di proporre una valida alternativa alla fast fashion, e da Virgilio, un pappagallo cenerino di una trentina di centimetri che, dall'alto del suo trespolo, enuncia i prezzi di tutti i panini.

Attorno alla paninoteca di Otello si affastellano tutta una serie di clienti degni di nota: il Professore, che prima ordina un panino e poi racconta le morti più curiose della letteratura; la marchesa Margherita, un transessuale dai modi estremamente affascinanti, e il senzatetto Giuseppe, da tempo ossessionato dalla scomparsa di alcuni suoi compagni di strada. E poi c'è Joseph Koné, uno specializzando del policlinico che, pur venendo da un Paese molto lontano, si ferma sempre al chiosco per gustare uno dei panini di Otello. Ed è proprio la prolungata assenza di Joseph che mette in allarme il paninaro, convinto che il giovane sono sarebbe mai rimasto tanti giorni senza passare almeno a salutarlo. Deve essergli successo qualcosa.

Dal momento in cui l'assenza di Koné diventa reale, si delineano tutta una serie di eventi concatenati: il maresciallo Manlio Buzzini accoglie una denuncia di scomparsa di un senzatetto da parte della comunità cinese di Roma, poi la denuncia della scomparsa di Koné e tutta una serie di indizi scollegati tra loro lo portano a conoscere Otello. Buzzini e Otello non si prendono, sono diffidenti l'uno nei confronti dell'altro si trovano naturalmente antipatici, eppure in qualche modo iniziano a collaborare, proficuamente c'é da aggiungere.

"Grazie per non avermi arrestato", tenne a specificare il paninaro.
"C'è sempre tempo per la convocazione, per ora la invito a venirmi a trovare quando vuole alla stazione. Mi fa piacere. Davvero."
"Penso che sia più probabile che passi lei a trovarmi, che ne dice?"
"Sarà un doppio godimento ripassare e gustare la Divina Commedia insieme."

Messi in panchina per il momento i Cinque di Monteverde - anche se, leggendo attentamente, ci sono sempre, non sono mai troppo lontani (vedi: De Chiara e una partita di calcio) -, Morlupi mette in campo un nuovo detective, improvvisato nelle indagini come non lo è nella creazione dei suoi originalissimi panini, e lo fa con un caso che delinea la solitudine e l'emarginazione in una metropoli come Roma.
Una storia di ultimi dimenticati, ma anche di ultimi che cercano il riscatto, di emarginati che si ritagliano un angolino di mondo, fosse anche solo un tavolino davanti a un chiosco di panini, la sera.

Sono sicura che avremo tempo per affezionarci a Otello: intanto, questo primo assaggio, come i panini descritti qua e là, dà voglia di gustarne ancora perché lascia in bocca un buon sapore.



[libro omaggio della casa editrice]

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