«Kristi guardò le persone che si erano riunite per starle vicino, e pensò che il qui e ora era tutto ciò che si aveva davvero».
Ci sono libri che hanno un'aura particolare, che si sente fin dall'inizio che hanno un messaggio da dare a chi li legge. Accade esattamente questo con "Piccole dosi di felicità" di Siri Østli [Garzanti], un romanzo pieno di buoni sentimenti e speranza e che, a parere mio, va ben oltre la classica lettura circoscritta al periodo natalizio.
Kristi ha più di quarant'anni, una figlia di nome Iben che ne ha tredici e ha appena ricevuto una diagnosi di cancro al seno (ma con buone prospettive, dicono i medici). Kristi è anche la proprietaria, insieme alla sua amica Mathilde, di un negozio di arredamento, oggettistica, abiti particolari, insomma una Wunderkammer piena di piccole meraviglie uniche. Kristi e Iben vivono nell'appartamentino sopra al negozio e, la stradina piena di negozi dove è situato, è casa loro, gli altri commercianti sono la loro famiglia allargata. È come se Oslo si rimpicciolisse nella magia del quartiere dove sembra che niente di brutto possa succedere, anche se la realtà dice altro.
La diagnosi, però, non è l'unico colpo che Kristi riceve in quel periodo: tanto per cominciare Iben è entrata a gamba tesa nell'adolescenza, con tutti i dissidi e i conflitti che questa può portare; poi Mathilde è sparita. Certo, non è che si sia volatilizzata da un giorno all'altro: è stato piuttosto un brutto litigio con Kristi a farla sparire dal negozio e dalle loro vite. E, in più, la madre di Kristi, con cui le due passavano tutti gli anni il Natale, ha deciso di partire per una meta esotica insieme all'altra figlia, questa sì perfetta e super organizzata.
Diciamo che quando Kristi decide di cercare Haakon, l'uomo con cui ha passato solo una notte di passione tredici anni prima e che, a sua insaputa, è il padre di Iben, è attraversata da una miriade di sentimenti che difficilmente è possibile gestire. È normale, quindi, che all'inizio sembri andare tutto a rotoli.
Ma è nel momento in cui niente sembra gestibile, niente è come avevano sognato che fosse, che piccole scintille di felicità si insinuano nella vita di tutti quelli che sono attorno a Kristi.
Dopo aver amato "Un grammo di felicità al giorno", il libro che ha fatto conoscere Siri Østli anche a noi lettori italiani, mi sono immersa nella lettura di questa sua nuova opera con lo spirito aperto alla meraviglia. E ho fatto bene.
Nonostante ci sia la malattia che aleggia, lo stile dell'autrice norvegese riesce a risollevare l'umore di tutto il romanzo: Østli, infatti, è in grado di delineare piccoli quadretti di perfetta felicità imperfetta, di filosofia di vita nelle difficoltà e di gratitudine per le più piccole benedizioni che possano capitare.
Vi consiglio la lettura di "Piccole dosi di felicità" in un qualsiasi momento di sconforto, in una giornata grigia o quando sentite che vi sfugge qualcosa: rimetterà tutto nella giusta prospettiva, fidatevi di me.
«Il desiderio di essere accudita la pervadeva dopo ogni visita alla casa dov'era cresciuta. Sognava di avere qualcuno che si preoccupasse per lei e le dicesse frasi del tipo: "Siediti e riposati", o: "Tranquilla, andrà tutto bene".»
Commenti
Posta un commento